Per tre anni la domanda che si facevano tutti prima di comprare un'auto elettrica era sempre la stessa: quando escono i nuovi incentivi? Dal 2026 la domanda cambia, perché la risposta è che per l'acquisto di un'elettrica da parte di un privato, semplicemente, non escono. Il nuovo DPCM automotive firmato il 10 giugno 2026 mette sul piatto 1 miliardo e 343 milioni di euro fino al 2030 e li sposta quasi tutti altrove: sulla filiera industriale, sulla ricerca, sui veicoli commerciali e su alcune misure minori per i privati. Il bonus da 11.000 euro dell'ottobre scorso non tornerà. Ecco cosa resta, cosa arriva nel 2027 e cosa aspettarsi realisticamente dal mercato.
Cosa dice davvero il DPCM automotive
Dopo quasi un anno di stallo, il Consiglio dei ministri ha sbloccato il decreto a fine maggio e il testo è stato firmato il 10 giugno 2026, entrando in vigore nelle settimane successive. La dotazione complessiva è di 1,343 miliardi di euro con una programmazione quinquennale che arriva al 2030, ma con l'esborso più consistente concentrato proprio sul 2026 e sul 2027.
La logica è dichiarata: la quota prevalente delle risorse va al sostegno della filiera produttiva attraverso accordi per l'innovazione, contratti di sviluppo e mini contratti di sviluppo pensati per le PMI, con l'obiettivo di accompagnare la riconversione industriale verso mobilità sostenibile, connessa e autonoma. Tradotto: lo Stato ha deciso che è più utile finanziare chi produce componenti che chi compra l'auto.
C'è anche un dettaglio contabile che pesa. Dal Fondo Automotive erano stati dirottati 251 milioni di euro per coprire il decreto contro il caro carburanti e il sostegno all'autotrasporto. Il governo ha annunciato il reintegro entro luglio, ma finché non compare in un provvedimento vale come promessa, non come cassa.
Quello che sparisce: il bonus per comprare un'elettrica
È il punto che farà più discutere, e va detto senza giri di parole: nel DPCM non c'è alcun contributo per l'acquisto di auto elettriche da parte dei privati. Nessun ecobonus, nessun click day, nessuna soglia ISEE che dà diritto a uno sconto sul listino.
Vale la pena ricordare cosa è stato cancellato, perché il confronto è brutale. Gli incentivi aperti nell'ottobre 2025 arrivavano fino a 11.000 euro per i nuclei con ISEE sotto i 30.000, e con le promozioni delle case avevano portato alcune citycar sotto i 5.000 euro reali. I fondi si sono esauriti in una sola giornata. Quella misura oggi non ha un erede.
Il risultato è che l'Italia resta l'unico tra i grandi mercati europei senza un incentivo all'acquisto di auto elettriche destinato ai privati. Non è una lettura militante: è il rilievo che hanno messo a verbale sia UNRAE, l'associazione delle case estere, sia Motus-E.

Quello che resta nel 2026: retrofit, colonnine e furgoni
Le misure per i privati che partono per prime, subito dopo la pubblicazione in Gazzetta, sono tre e conviene guardarle per quello che sono.
Il bonus retrofit. Chi installa un impianto nuovo a GPL o metano su un'auto di categoria M1 omologata almeno Euro 3 riceve un contributo fisso: 400 euro per il GPL e 800 euro per il metano, applicati direttamente dall'installatore sul prezzo dell'operazione. La misura ha una sua logica sul parco circolante più vecchio d'Europa, ma resta il paradosso di un decreto che nel 2026 incentiva l'installazione di impianti a metano su auto usate mentre di auto nuove a metano in listino non ce ne sono praticamente più. E il retrofit elettrico, che pure esiste ed è omologabile, non è previsto.
Il bonus colonnine domestiche. Questa è la misura più concreta per chi l'elettrica ce l'ha già o la sta comprando comunque. Fino al 2030 cittadini e condomini possono ottenere un contributo pari all'80% della spesa per acquisto e posa in opera di infrastrutture di ricarica domestiche, con tetto a 1.500 euro per le persone fisiche e a 8.000 euro per gli impianti sulle parti comuni condominiali. La cifra sui condomini è quella che può spostare davvero qualcosa, perché è lì che si blocca la maggior parte delle installazioni. La data di apertura dello sportello, però, al momento non c'è ancora.
I veicoli commerciali. Per le imprese sono previsti contributi sull'acquisto di veicoli N1 e N2 nuovi a basse emissioni, con importi che variano in base alla massa e all'alimentazione e premialità maggiori per elettrico e idrogeno. La dotazione complessiva, condivisa tra acquisto, leasing e noleggio, è di 180 milioni di euro.
Il noleggio sociale: la novità vera (che però non è ancora partita)

La misura più interessante del decreto è l'articolo 7, che istituisce in via sperimentale il noleggio a lungo termine sociale. È il tentativo di rispondere a un problema reale: chi non può permettersi di comprare un'auto nuova, con o senza incentivo.
I requisiti, in sintesi:
- ISEE inferiore a 30.000 euro, riservato alle persone fisiche
- auto M1 nuove, omologate almeno Euro 6, con emissioni fino a 135 g/km di CO2 (quindi non solo elettriche)
- contratto di durata non inferiore a 36 mesi a canone calmierato
- obbligo di rottamare un veicolo fino a Euro 4, intestato all'utente o a un familiare convivente da almeno 12 mesi
- a fine contratto, diritto di riscatto con uno sconto di almeno il 10% sulle quotazioni medie di mercato, manifestando interesse entro 90 giorni
La dotazione è di 50 milioni di euro e la gestione è affidata all'ACI, con orizzonte fino al 30 giugno 2030. Il punto critico è che la misura non è ancora operativa: servono un decreto attuativo del MIMIT che definisca modalità e rapporti con il gestore, e l'apertura di uno sportello telematico che al momento non esiste. Le graduatorie seguiranno l'ordine cronologico di presentazione delle domande, quindi quando il portale aprirà conterà arrivare presto.
Con 50 milioni e un canone da abbattere su tre anni, comunque, i numeri fanno pensare a qualche migliaio di contratti. È una sperimentazione, non una politica di massa, e va letta così.
Cosa cambia nel 2027: moto e scooter
Il capitolo che scatta più avanti riguarda le due ruote. Dal 1° gennaio 2027 l'acquisto di moto e ciclomotori elettrici o ibridi sarà incentivato con uno sconto del 20% sul prezzo fino a un massimo di 2.000 euro, che sale al 30% fino a 3.000 euro in caso di rottamazione di un mezzo Euro 0, 1, 2 o 3.
Sulla carta è generoso. Nella pratica ha lo stesso limite del bonus metano: i modelli ibridi omologati in vendita in Italia si contano sulle dita di una mano, quindi il grosso dell'incentivo finirà quasi certamente sugli scooter elettrici, dove invece l'offerta è ampia e i prezzi sono già scesi parecchio. Per chi sta valutando un mezzo urbano a batteria, aspettare gennaio 2027 ha un senso economico concreto.
Cosa aspettarsi dal mercato nei prossimi mesi
Qui arriva la parte che interessa davvero a chi deve decidere se comprare adesso o aspettare, e i numeri raccontano una storia precisa.
Il 2026 è stato finora l'anno migliore di sempre per l'elettrico in Italia. A giugno le auto elettriche pure hanno toccato il 10,1% del mercato, con quasi 15.000 immatricolazioni e una crescita di oltre l'85% sullo stesso mese del 2025. Nel primo semestre siamo a circa 79.000 elettriche immatricolate, l'8,4% del mercato, contro il 5,2% dell'anno prima. Elettriche e plug-in insieme hanno superato il diesel.
Il problema è da dove arriva quella crescita. Sia UNRAE sia Motus-E sono espliciti: il risultato è trainato dalla coda degli incentivi di ottobre, con il rush finale legato alla scadenza del 30 giugno per i rimborsi ai concessionari. È un effetto in esaurimento, e senza una misura sostitutiva la previsione condivisa dagli operatori è un rallentamento nella seconda metà del 2026.
Il confronto europeo dice quanto il divario sia largo. A maggio la quota di elettriche era del 29,2% in Francia, del 27,4% nel Regno Unito, del 25,1% in Germania e del 10,9% in Spagna, contro l'8,9% italiano. Anche nel mese record di giugno l'Italia resta ultima tra i grandi mercati, con circa 10 punti contro una media che negli altri Paesi europei viaggia sopra il 27%.
C'è però un dato che merita attenzione perché cambia la natura del mercato: la crescita del 2026 è stata guidata dalle auto piccole. Il segmento A è passato dal 12% al 36% delle elettriche immatricolate, da poco più di 5.000 unità a quasi 29.000, e il modello più venduto del semestre è stata la Leapmotor T03 con oltre 21.000 immatricolazioni. L'elettrica ha smesso di essere un prodotto premium ed è diventata l'utilitaria di famiglia. È esattamente il segmento più sensibile al prezzo, ed è quello che rischia di soffrire di più senza incentivo.
Le partite ancora aperte
Il DPCM non è l'ultima parola, e il calendario dei prossimi mesi conta almeno quanto il decreto stesso.
Al Tavolo Automotive del 14 luglio, al MIMIT con il ministro Urso, le associazioni hanno messo sul tavolo tre richieste: rendere rapidamente operativo il DPCM con i decreti attuativi mancanti, ripristinare i 251 milioni sottratti al Fondo, e soprattutto riformare la fiscalità delle flotte aziendali. Quest'ultima è la leva su cui insistono tutti, ed è quella che negli altri Paesi europei ha fatto la differenza: in Italia le società rappresentano una quota rilevante delle immatricolazioni e una maggiore deducibilità dei costi per i veicoli a basse emissioni sposterebbe volumi molto più di un bonus una tantum.
La finestra tecnica esiste: la scadenza della delega fiscale è fissata al 29 agosto, e la Commissione europea ha concesso all'Italia margini di flessibilità di bilancio per il triennio 2026-2028 che potrebbero essere usati proprio per defiscalizzare la transizione delle flotte. Se succederà, si vedrà nella legge di bilancio dell'autunno. È lì che si capirà se il 2027 sarà l'anno del recupero o quello del consolidamento del ritardo.
Tre domande rapide
Conviene aspettare un nuovo incentivo per comprare un'elettrica?
Allo stato attuale no, perché per i privati non è previsto e nulla lascia pensare a un ritorno del meccanismo dell'ecobonus nel breve periodo. Se ci sarà un intervento, la direzione più probabile è quella fiscale sulle flotte aziendali, che riguarda le partite IVA e le società più che il privato puro. Ha più senso ragionare sul costo totale di utilizzo, tenendo conto che il bonus colonnine all'80% riduce in modo sensibile la spesa per la ricarica domestica.
Il bonus colonnine si può chiedere subito?
La misura è prevista dal DPCM fino al 2030, ma la data di apertura delle domande non è ancora stata comunicata. Vale la pena tenere le fatture e monitorare il sito del MIMIT, perché per questo tipo di contributi la modalità abituale è quella dello sportello a esaurimento fondi.
Il noleggio sociale conviene rispetto a un noleggio normale?
Sulla carta sì, perché una parte del canone è coperta da contributo pubblico e a fine contratto c'è il diritto di riscatto scontato di almeno il 10%. Ma la disciplina definitiva non esiste ancora: mancano i decreti attuativi che chiariscano verifica dell'ISEE, eventuali requisiti aggiuntivi e criteri di accesso. Finché non aprono le domande, è una previsione normativa, non un'offerta.