Chiamarlo smartphone è tecnicamente corretto ma un po' fuorviante. Il vivo X300 Ultra ha tre ottiche Zeiss, si aggancia a un teleconverter da 400mm firmato Zeiss e registra video in LOG a 10 bit su tutte le fotocamere. Sarebbe forse più onesto trattarlo per quello che è, ovvero una piccola fotocamera modulare smart che ha (anche) il vantaggio di poterci telefonare. Dopo un mese di utilizzo tra concerti, riprese di auto, sessioni video in esterna e molto altro, che funzioni bene è assodato. La domanda è un'altra: per chi?
Il patto con Zeiss: non è solo un logo
La prima cosa che colpisce, e non smette di colpire, è la natura del sistema fotografico. Sul retro del X300 Ultra trovano posto tre fotocamere con ottiche Zeiss: una principale da 200 MP con sensore Sony Lytia 901 da 1/1,12" e focale 35mm, una tele da 200 MP con sensore Samsung HP0 su 1/1,4" a 85mm con stabilizzatore gimbal-grade, e un'ultra-grandangolare da 50 MP con sensore Sony Lytia 818 su 1/1,28" a 14mm. Tre sensori d'immagine eccellenti abbinati a ottiche progettate da chi, le ottiche, le fa da sempre. Il risultato è che ci si può fidare di tutte e tre le fotocamere in modo più o meno equivalente, il che non è affatto scontato in un'epoca in cui molti flagship eccellono con la principale e deludono con le altre.
La tele da 200 MP necessita di un discorso a parte. In situazioni dove la distanza è una variabile, come quando si riprendono auto in movimento (o in pista), si catturano dettagli architettonici o si vuole isolare un soggetto in un luogo affollato, riesce a mantenere una qualità di dettaglio che regge bene anche dopo il crop. Non è zoom digitale mascherato da qualcos'altro, ma risoluzione reale che lascia margine di lavoro in post-produzione.

Il software: dove le buone intenzioni diventano buone fotografie
Hardware brillante con software mediocre è uno dei peccati capitali del mercato degli smartphone di oggi. Vivo lo sa e con il X300 Ultra sembra voler dimostrare proprio il contrario. L'app fotocamera è ricca senza essere caotica: i filtri Zeiss sono calibrati in modo credibile (non sovrasaturati o artificiosi) e i tempi di risposta sono immediati. Scattare in modalità raffica su un soggetto in movimento avviene in modo fluido e senza esitazioni.
La parte video è a mani basse quella che sorprende di più. Il supporto al workflow ACES e la registrazione 4K a 120fps in Dolby Vision su tutte le fotocamere aprono scenari di integrazione con pipeline cinematografiche professionali. La registrazione in LOG a 10 bit, in particolare, è quella funzione che in condizioni difficili (come un concerto con luci miste o una scena in controluce) fa la differenza. L'autofocus è fluido, quasi analogico nel modo in cui insegue i soggetti senza strappi, cosa che chi ha provato a fare video con altri smartphone top di gamma sa essere tutt'altro che garantita.
C'è poi il riconoscimento dell'ottica esterna, che introduce il terzo elemento della triade.
Il kit fotografico: quando lo smartphone diventa sistema
Questo è probabilmente l'aspetto più originale dell'intera proposta. Il Professional Photographer Kit include due nuovi obiettivi teleconverter Zeiss (un equivalente 200mm e uno 400mm) oltre a una custodia, un'impugnatura e un elaborato video cage con due smart handle realizzato in collaborazione con SmallRig.

Il Zeiss Telephoto Extender Gen 2 Ultra estende la lunghezza focale fino a un equivalente di circa 400mm, raggiungendo approssimativamente 17× di zoom ottico. Non è un gadget: è a tutti gli effetti un accessorio che trasforma concretamente il dispositivo in qualcosa di più simile a una fotocamera modulare che a uno smartphone con steroidi. Le ottiche esterne forniscono ingrandimento ottico reale, mentre il telefono continua a gestire la stabilizzazione e l'elaborazione dell'immagine in background.
La ZEISS Master Lenses Collection comprende quattro ottiche - 14mm, 35mm, 85mm e il teleconverter da 400mm - e replica la logica delle focali fisse professionali in un dispositivo tascabile. È un concetto che chi viene dal mondo fotografico riconosce immediatamente, e che chi non viene da quel mondo capisce subito nel momento in cui produce i primi risultati.
Il resto: perché è anche uno smartphone molto buono
Sarebbe però un errore ridurre l'X300 Ultra al solo comparto fotografico, anche se è lì che si gioca la sua partita principale. Il display è un pannello LTPO AMOLED da 6,82 pollici con risoluzione 1440×3168 pixel, frequenza di aggiornamento a 144Hz, supporto Dolby Vision e HDR10+. Sotto la scocca lavora il Qualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 5, un chip a 3nm supportato da 16GB di RAM e storage UFS 4.1. Le prestazioni sono esattamente quello che ci si aspetta: nessuna esitazione o calo, nemmeno sotto sforzo prolungato.
La batteria da 6.600 mAh con ricarica da 100W garantisce un'intera giornata di utilizzo e si ricarica rapidamente. In un mese di uso intensivo, l'autonomia non è mai stata un problema e, con un dispositivo pensato per la ripresa video, non è un dettaglio trascurabile.
La certificazione IP68/IP69 lo rende resistente anche in condizioni avverse. Piccola cosa, ma non da poco quando si lavora in esterna.

Il prezzo e il perché ha senso
Il lancio in Italia è avvenuto lo scorso aprile a un prezzo di partenza di 1.999 euro. È una cifra che, su un brand non ancora radicato nell'immaginario comune come Samsung o Apple, può far storcere il naso. Ma il confronto va fatto con ciò che si ottiene: un sistema fotografico che include ottiche Zeiss su tre sensori di alto livello, capacità video semi-professionali con LOG a 10 bit e supporto workflow cinematografico, e un ecosistema di accessori modulari che ha pochissimi equivalenti diretti sul mercato.
Dunque no, non ci sentiamo di considerare l'X300 Ultra uno smartphone costoso che prova a fare la fotocamera. È qualcosa di più difficile da definire e forse è proprio questo il suo bello. La casa cinese non sta cercando di competere sul campo degli smartphone tradizionali, ma sta proponendo un oggetto diverso, per un utilizzo diverso, a un pubblico che sa cosa vuole da uno strumento di ripresa e non vuole magari portarsi dietro uno zaino pieno di attrezzatura pesante e troppo pro.
Dopo un mese, alla domanda "vale quei soldi?" rispondiamo con un'altra domanda: "per cosa lo usi?" Se la risposta include fotografia e video semi pro, la risposta è un sonoro sì. Ma stentiamo a credere che chi non è interessato a quella parte possa mai considerarlo, vista l'intera dotazione (e il costo). Promosso a pieni voti.
Articolo sponsorizzato da vivo Italia