Ci sono voluti quindici anni e un chip di iPhone per convincere Apple a fare un nuovo portatile Mac sotto quota mille euro. A giudicare da come è andata, ne è valsa la pena: nel trimestre di lancio, IDC stima che il MacBook Neo sia stato spedito in 1,1 milioni di unità, nonostante una disponibilità iniziale limitata e tempi di consegna allungati dopo poche settimane. Tim Cook ha definito la settimana del suo arrivo "la migliore di sempre per i clienti al primo Mac", mentre gli analisti, intanto, riferiscono che Apple avrebbe raddoppiato gli obiettivi di produzione per la seconda metà dell'anno, portandoli da 5 a 10 milioni di unità.
Oltre a stuzzicare la concorrenza: Dell ha rilanciato l’XPS 13 con una versione da 699 dollari, citando esplicitamente il Neo come prova della domanda per laptop premium più accessibili, mentre ad Acer e altri produttori Windows non è sfuggito il rischio di perdere fette del segmento low-cost a favore di Apple.
Poi è arrivato il rincaro. In Italia il Neo era partito da 699 euro, mentre oggi parte da 799 euro (negli Stati Uniti il modello base è salito da 599 a 699 dollari). La colpa è da imputare all'aumento dei costi di memoria e storage che sta attraversando tutta l’industria, ma non cambia la natura del prodotto, ne modifica, se mai, leggermente la percezione.
Al di là del prezzo, la cosa a nostro avviso più interessante è che questo Mac, il portatile più accessibile che Apple abbia mai fatto, è anche quello costruito con la percentuale più alta di materiali riciclati nella storia dell'azienda: il 60% del peso totale del dispositivo proviene infatti da fonti riciclate, come risultato di scelte industriali che hanno reso possibile, insieme, costo e impatto ambientale minori. Le due cose si sono rinforzate a vicenda, ed è questo il punto di partenza di tutto quello che vogliamo raccontarvi.
Verso Apple 2030
Per incastonare il MacBook Neo in un quadro più ampio, bisogna prima soffermarsi un secondo sull'Environmental Progress Report 2026, che Apple ha pubblicato a copertura dell'anno fiscale 2025. Un rendiconto costruito su metodologie ISO, con verifica di terza parte sui dati chiave, che racconta dove è arrivata l'azienda di Cupertino nella sua corsa verso la neutralità carbonica sull'intera filiera entro il 2030.
L'obiettivo Apple 2030 non riguarda infatti solo gli uffici o i data center, ma include supply chain, produzione, trasporto, uso dei dispositivi e fine vita. Significa che Apple deve lavorare con centinaia di fornitori sparsi nel mondo perché adottino energia rinnovabile, processi meno energivori e materiali a minore impatto. Ma significa anche che le emissioni lorde devono scendere del 75% rispetto al 2015 prima ancora di pensare alle compensazioni, e il restante 25% va bilanciato con soluzioni nature-based che rispettino standard internazionali. È un progetto assolutamente sfidante, dal momento in cui l'83-85% dell'impatto ambientale di Apple è concentrato nella supply chain.
I numeri dell’ultimo anno fiscale rivelano che l’impronta emissiva complessiva di Apple resta oltre il 60% sotto i livelli del 2015, in un anno in cui l'azienda ha anche continuato a crescere. Il 30% dei materiali spediti nei prodotti Apple (calcolato sull'intero volume, non su un singolo modello) proviene da contenuto riciclato, il valore più alto mai dichiarato finora. E l’intera linea di prodotti è spedita ormai in packaging 100% a base fibra, con la plastica eliminata dalla confezione salvo componenti tecniche minori come inchiostri, rivestimenti e adesivi, obiettivo completato dopo dieci anni di lavoro. Capirete bene, quindi, che il lancio del MacBook Neo, oltre a un'intelligente mossa commerciale, è il risultato tangibile di un lavoro molto meno visibile.
Apple stessa lo descrive nel report come una pietra miliare ambientale in sé, il Mac con il contenuto riciclato più alto e l'impronta di carbonio più bassa mai registrati per un dispositivo della casa.

Cosa c'è dentro
I numeri del report ambientale del Neo meritano di essere letti con attenzione, anche perché sono specifici e verificati da terza parte. Il 90% dell'alluminio è riciclato, incluso quello della scocca, realizzata con un processo di formatura (invece della tradizionale lavorazione per asportazione di truciolo) che riduce del 50% la quantità di alluminio necessaria, cosa che abbassa i costi e le emissioni legate alla produzione della scocca, e che probabilmente si vedrà replicata sugli altri Mac nei prossimi anni.
Anche il 100% del cobalto nella batteria è riciclato, come il 100% delle terre rare nei magneti, il 95% del litio nella batteria, l'80% o più dell'acciaio in altoparlante, barre di collegamento della tastiera e vassoio della batteria. Il 45% dell'elettricità usata nella manifattura proviene da energie rinnovabili dei fornitori. Il packaging, come dicevamo, è 100% a base di fibra.
L'impronta di carbonio totale del modello base da 256 GB è 103 kg di CO2e, calcolata secondo gli standard ISO sull'intero ciclo di vita. Per fare un parallelismo: un MacBook Air M2 era indicato intorno ai 147 kg CO2e, mentre diversi portatili Windows comparabili, nei rispettivi report pubblici, risultano spesso sopra i 250-300 kg CO2e, pur con metodologie non sempre sovrapponibili uno a uno. Il Neo non è quindi solo il prodotto Apple più sostenibile di sempre, ma anche uno dei laptop con le emissioni più basse nell'intera categoria consumer. Vale la pena puntualizzare che, per realizzare la scocca, Apple ha implementato un processo di anodizzazione che ha raggiunto un tasso di riutilizzo dell'acqua del 70%, e che tutti i siti di assemblaggio finale usano detergenti certificati e non inviano rifiuti in discarica, sempre con verifica di terza parte.
La prova: usarlo davvero
Abbiamo passato settimane a utilizzare il MacBook Neo come macchina principale (nella carinissima colorazione rosa pastello). Sul lavoro leggero è obiettivamente senza rivali nel prezzo. Con browser con decine di schede aperte, stesura di testi lunghi, gestione di CMS, videochiamate, fogli di calcolo, mail, il Neo non mostra mai mezza esitazione. L'A18 Pro, il chip dell'iPhone 16 Pro, costruito sul processo a 3nm di TSMC, è rapido, e la cosa forse più sorprendente è il silenzio, complice l'assenza di ventola. Il cooling è passivo e in uso normale non si avverte mai il calore sulla scocca.
Da bravo Mac, l'autonomia è ottima: Apple dichiara fino a 16 ore in streaming video e 11 ore di navigazione wireless. In uso misto (scrittura, navigazione, mail, YouTube, export leggero, etc.) abbiamo chiuso giornate da 10-11 ore senza mai aver bisogno della presa. E non è solo una questione di comodità, perché un laptop efficiente consuma meno nel tempo, e il consumo in uso rappresenta il 23% della carbon footprint totale del Neo. Con 2,73 watt in idle con display acceso, il Neo consuma almeno il 60% in meno dello standard Energy Star per la sua categoria, un numero che pochi competitor riescono ad avvicinare.
Passiamo alla creatività: il Neo gestisce editing fotografico leggero, export di clip in 4K se la timeline non è complessa e programmi come Canva, Figma, Adobe Acrobat e simili senza problemi. Ma, ça va sans dire, non è una macchina da montaggio: in sessioni prolungate di rendering, l'assenza di raffreddamento attivo porta il chip a ridurre le frequenze per limitare il calore, una conseguenza fisica del design fanless. Chi lavora in Premiere Pro, Final Cut o DaVinci su materiale pesante deve per ovvi motivi guardare altrove.

Alcuni compromessi
Non tutti i limiti del Neo hanno però lo stesso peso e vale la pena distinguerli con chiarezza. La tastiera senza retroilluminazione è, a nostro avviso, il compromesso maggiore. Il Neo è il primo Mac in oltre quindici anni a non offrire backlight, cosa in parte attenuata dai tasti leggermente più chiari della scocca, una scelta estetica inedita sui MacBook che aiuta in ambienti mediamente illuminati. Ma in condizioni di scarsa luce, soprattutto per chi non è un dattilografo esperto, l'assenza si sente. E, spiace dirlo, ma ad oggi anche molti Chromebook da 300 euro includono retroilluminazione di serie.
La mancanza di Touch ID nel modello base da 256 GB (presente invece su quello con taglio di memoria da 512 GB), poi, potrebbe a tendere diventare spiacevole perché ogni sblocco, conferma Apple Pay e operazione biometrica tornano a essere una password digitata a mano. Il Neo ha poi due USB-C, entrambe sul lato sinistro, ma solo quella posteriore lavora a USB 3 con 10 Gb/s: l'altra è ferma a USB 2, 480 Mb/s. Quindi una sola porta è davvero utilizzabile per storage esterno veloce o output video. Assenti Thunderbolt e MagSafe, la ricarica avviene con un alimentatore da 20W incluso.
Le 8 GB di RAM senza upgrade path sono forse il tema strutturale più serio, tanto da meritare un discorso a parte. Ci torniamo.
Il nodo della longevità
Nel tech c'è un quesito abbastanza scomodo perché va contro il modo in cui si vendono i prodotti, e riguarda quanto a lungo resteranno utili (e utilizzabili appieno). Perché un laptop costruito con il 60% di materiali riciclati, se viene cambiato dopo tre anni, può avere un impatto ambientale peggiore di un laptop tradizionale che ne dura otto.
Apple, su questo fronte, ha parecchi punti a favore. Il supporto software dei Mac è tra i più duraturi del settore: macOS Tahoe è compatibile con i MacBook dal 2019 in poi, e i Mac mantengono sul mercato dell’usato un valore che i concorrenti Windows raramente riescono a replicare. Nel 2025, Cupertino ha rimesso in circolazione oltre 15 milioni di dispositivi e accessori attraverso i suoi programmi di ricondizionamento, mentre il programma Trade In riconosce ancora un valore commerciale all’iPhone 8 del 2017. Difficile, quindi, immaginare che il Neo venga lasciato indietro troppo presto dagli aggiornamenti.
Il problema è che la longevità di un computer non dipende solo dal software. Gli 8 GB di RAM integrati nel package dell’A18 Pro non si possono aggiornare, come del resto non si è mai potuto fare su nessun Mac Apple Silicon. Ma è anche vero che la memoria unificata aiuta Apple a spremere di più quegli 8 GB: i 60 GB/s di banda passante bastano per far girare bene il multitasking leggero meglio di quanto farebbero 8 GB di RAM tradizionale su molti PC Windows.
Il problema è il dopo, perché man mano che le funzioni di AI eseguite in locale diventeranno sempre più centrali su macOS (e Apple Intelligence è già presente sul Neo), la pressione sulla memoria crescerà. E nel 2026, in questa fascia di prezzo, quasi tutti i concorrenti partono ormai da almeno 16 GB. Basteranno, quindi, 8 GB tra quattro anni?
Riparabilità: un passo avanti vero
Il discorso della longevità è legato a doppio filo a quello della riparabilità, perché un laptop che si riesce a riparare in autonomia non rischia di finire in discarica prima del tempo. E qui il Neo è un grande cambio di passo rispetto alla storia recente di Apple. iFixit (il riferimento mondiale per la valutazione della riparabilità dei dispositivi elettronici) gli ha assegnato un punteggio di 6/10, il più alto per un MacBook in quattordici anni. Per capirne l'importanza, basta ricordare il passato: dal 2010 i MacBook sono progressivamente diventati macchine sigillate, con batterie incollate, RAM saldata, viti proprietarie e riparazioni autonome spesso rese complicate, se non addirittura scoraggiate del tutto.
Il Neo ha smosso un po' di cose, ad esempio la batteria non è incollata, ma fissata con viti su un vassoio rimovibile. La tastiera si può sostituire senza cambiare tutta la parte superiore dello chassis. Le porte USB-C sono modulari, quindi un connettore danneggiato non obbliga a intervenire sull’intera scheda madre. Anche il display è più accessibile, grazie a un assemblaggio delle antenne semplificato. Apple ha pubblicato il manuale di servizio e ha incluso il Neo nel programma Self Service Repair.
Naturalmente, il 6 su 10 non trasforma il Neo nel laptop più riparabile sul mercato. Lenovo, con alcuni ThinkPad T-series, e soprattutto Framework, restano riferimenti più all'avanguardia su questo tema: nel primo caso perché componenti come batteria, memoria e storage sono molto più accessibili, nel secondo perché l’intero prodotto nasce intorno all’idea di modularità, dalle porte alla scheda madre. Ma Apple non può (e non vorrà) diventare Framework e a noi basta e avanza sapere che, per la prima volta dopo anni, un MacBook torna a essere un oggetto su cui si può intervenire con meno ostacoli, colla e compromessi.
Vale però dire un'ultima cosa sul confronto con la concorrenza in chiave ambientale. Framework è il caso più radicale, ma la sua carbon footprint totale non è pubblicata con la stessa metodologia ISO di Apple, e il prezzo più alto lo esclude dalla fascia in cui compete il Neo. La stessa Lenovo comunica contenuti riciclati, ma senza la granularità e la verifica di terza parte che Apple garantisce nel suo report.
Il vero competitor di mercato del Neo, soprattutto in ambito education, resta il Chromebook: costa meno, è semplice da gestire e ha una presenza fortissima nelle scuole. Ma il confronto ambientale non si esaurisce nel supporto software, oggi arrivato fino a 10 anni per ChromeOS. Conta anche la vita reale del prodotto, che comprende la qualità costruttiva, la convenienza della riparazione, il valore residuo e la probabilità che il dispositivo resti utile invece di essere sostituito dopo pochi anni. È qui che un MacBook Neo capace di durare a lungo può diventare più interessante di un portatile economico cambiato troppo presto.
Sostenibilità come scelta industriale
La sostenibilità del MacBook Neo, alla fine, risiede nel modo in cui Apple lo ha costruito. Il 60% di materiali riciclati conta, certo. Ma conta altrettanto il nuovo processo di formatura, che riduce del 50% il materiale necessario per la scocca, conta un’anodizzazione che arriva al 70% di riutilizzo dell’acqua, così come la scelta di usare l’A18 Pro, un chip già prodotto su larga scala, evitando di avviare da zero una filiera industriale dedicata a un nuovo SoC. Sono le mosse che spiegano davvero perché il modello base arrivi a 103 kg di CO2e lungo il suo ciclo di vita.
Poi resta il nodo che attraversa tutto il discorso: un computer può anche nascere meglio, ma deve anche invecchiare bene. Il Neo è il Mac con il più alto contenuto di materiali riciclati nella storia di Apple, e allo stesso tempo è una macchina con margini di upgrade abbastanza stretti, soprattutto per quegli 8 GB di memoria non aggiornabili. Sarà davvero sostenibile se riuscirà a restare utile abbastanza a lungo da sostituire, nei fatti, il portatile economico che molti utenti avrebbero cambiato dopo pochi anni.
Il verdetto
Tirando le fila del discorso, MacBook Neo è una macchina ottimamente costruita per ciò che dichiara di essere. Va benissimo per gli studenti, i professori, i professionisti con carichi di lavoro leggeri, i neofiti dell'universo Mac e via dicendo. Al prezzo a cui è venduto, è una delle proposte più convincenti sul mercato per qualità costruttiva, efficienza energetica e impronta ambientale documentata. Per chi fa editing video o foto professionale, sviluppo software con ambienti pesanti o prevede di spingere la macchina per più di cinque anni senza perdere colpi, il MacBook Air M5 (per non citare il Pro) resta il salto naturale: costa di più ma ha più memoria, porte più complete, display superiore e margini prestazionali decisamente più ampi.
Dal punto di vista ambientale, il Neo è il risultato più credibile e serio che Apple abbia mai portato nella fascia consumer. Ma la sua prova definitiva si chiuderà tra quattro, cinque, sei anni, quando sapremo se gli 8 GB di RAM lo avranno reso obsoleto prima del tempo, o se la sua combinazione di leggerezza, efficienza e supporto software gli avrà permesso di restare utile abbastanza a lungo da giustificare tutto ciò che è stato fatto per costruirlo nel modo giusto.
Perché alla fine, nell'universo tech, la vera sostenibilità si misura nel tempo. Ma siamo abbastanza sicuri che il Neo supererà anche questa prova.