Siamo a San Francisco per il lancio globale della serie Galaxy S26 e, la prima impressione, è di un affinamento di tante delle tecnologie che Samsung ci ha mostrato con le precedenti generazioni. Non si tratta soltanto di dover esibire intelligenza artificiale "a caso", costringendo gli utenti a imparare nuovi comandi, menu e gesti; tutto adesso sembra assumere una forma più pulita, sensata ed efficace.
Rispetto alla generazione precedente, l'obiettivo non è aggiungere funzioni vistose, ma sottrarre passaggi, semplificare. L'interazione cambia radicalmente perché il sistema delega i calcoli complessi a un motore che opera in background, in silenzio.
Forza bruta e temperature sotto controllo
Per far lavorare algoritmi in locale in modo continuo serve un'architettura che regga l'urto termico ed energetico. Il Galaxy S26 Ultra, il modello su cui ci stiamo concentrando in questa prova a caldo, monta lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 in una versione personalizzata.
I dati tecnici dichiarano un salto del 39% nelle prestazioni della NPU, l'unità dedicata all'apprendimento automatico. Tradotto nell'uso reale, significa che il telefono smette di aspettare i nostri input e inizia a leggere il contesto. Se stiamo chattando per organizzare una cena, il sistema (potenzialmente) incrocia le informazioni con il calendario ed evidenzia eventuali conflitti prima ancora di farci aprire l'applicazione.
Tutta questa proattività richiede potenza. Fino a ieri, chiedere a un telefono un'elaborazione simile significava surriscaldarlo. Qui la differenza la fa l'ingegneria: Samsung ha ridisegnato la camera di vapore multicanale, allargando la superficie e utilizzando un nuovo materiale termico lungo i bordi del processore.
Lo schermo che allontana i curiosi

C'è però un dettaglio costruttivo che ci è piaciuto molto fin dai primi minuti di utilizzo, perché risolve un problema comune. Il Galaxy S26 Ultra introduce il primo Privacy Display integrato a livello hardware su uno smartphone. Per chi viaggia sui mezzi pubblici o lavora in spazi condivisi, la difesa contro gli sguardi indiscreti è sempre stata l'applicazione di spesse pellicole opache, che abbattono la luminosità e rovinano la fedeltà cromatica del pannello.
L'azienda ha spostato il controllo direttamente sui pixel, modificando il modo in cui disperdono la luce. Attivando la funzione dai comandi rapidi, l'effetto è immediato: guardando il display AMOLED da 6,9 pollici frontalmente le immagini restano perfette, ma basta inclinare il telefono di pochi gradi lateralmente per vedere solo una superficie scura. L'integrazione con il sistema operativo permette di far scattare la schermatura in automatico, per esempio quando si inserisce un codice di sblocco o si apre l'applicazione della banca. Restituisce un senso di controllo reale sui dati, senza i compromessi delle vecchie soluzioni posticce.
Come funziona
Questo è un display molto particolare che ha milioni di pixel, ma non sono tutti uguali: una parte è composta da Wide Pixel, con una microlente frontale che permette la dispersione della luce in tutte le direzioni. Il resto sono chiamati Narrow Pixel, con una sorta di barriera o imbuto che costringe la luce in un cono frontale stretto. Quando si attiva il Privacy Display, lo smartphone non fa altro che limitare l'illuminazione dei Wide Pixel, aumentando contestualmente quella dei Narrow Pixel, così che chi si trova su un angolo laterale vedrà poco o nulla
La cosa ancora più interessante riguarda la possibilità di oscurare soltanto una porzione dello schermo, quello in cui appaiono le notifiche delle applicazioni inserite in "black list", lasciando tutto il resto visibile.
Immagini e video guardano al sodo
Anche il comparto fotografico abbandona gli eccessi di calcolo software per tornare alla fisica. Le lenti dell'S26 Ultra sfruttano aperture focali più ampie per incamerare materialmente una maggiore quantità di luce, restituendo scatti notturni nitidi senza impastare i dettagli. Chi produce contenuti video trova un aggiornamento mirato con il supporto nativo allo standard APV. Si tratta di un codec professionale che garantisce una compressione efficiente mantenendo una qualità visiva intatta, fondamentale per chi deve esportare clip pesanti verso i programmi di montaggio senza perdite di dati.
Con sette anni di aggiornamenti garantiti e una nuova architettura di crittografia post-quantistica per proteggere le informazioni elaborate in locale, questo lancio delinea un punto di maturità. Il Galaxy S26 smette di comportarsi da computer tascabile da interrogare di continuo per trasformarsi in uno strumento che anticipa le intenzioni.
Tre formati: le differenze
La famiglia si declina su tre formati fisici. Il Galaxy S26 Ultra domina la scena con il suo schermo QHD+, una batteria da 5.000 mAh e un comparto fotografico che affianca al sensore principale da 200 megapixel due teleobiettivi ottici. Le lenti sfruttano aperture focali più ampie per incamerare materialmente più luce, integrando il nuovo formato video professionale APV per esportare clip pesanti senza compressioni distruttive.
Scendendo di dimensioni troviamo il Galaxy S26+ con diagonale da 6,7 pollici e accumulatore da 4.900 mAh, e infine il più compatto Galaxy S26, che si ferma a 6,3 pollici in formato FHD+ con una batteria da 4.300 mAh. Entrambi i modelli minori condividono una fotocamera principale da 50 megapixel e, a differenza della variante Ultra equipaggiata esclusivamente con architettura Qualcomm, alterneranno lo Snapdragon al processore Exynos 2600 a seconda dei mercati.
Capitolo prezzi con poche sorprese, ma sparisce completamente il taglio da 128GB di memoria interna, tutti e tre partono infatti da 256GB di storage:
- Galaxy S26 con 12GB + 256GB a partire da €1.029
- Galaxy S26+ con 12GB + 256GB a partire da €1.289
- Galaxy S26 Ultra con 12GB + 256GB a partire da €1.499
L'audio si governa con la testa: Galaxy Buds4 Pro e Buds4

L'ecosistema presentato in California si chiude con la nuova linea di auricolari, concepita per estendere l'interazione in movimento. Le Galaxy Buds4 Pro e Buds4 adottano un design più compatto e una nuova custodia trasparente a conchiglia per agevolare la portabilità.
Indossando la versione Pro, dal formato intrauricolare, il salto di qualità acustico si nota fisicamente. L'azienda ha inserito un woofer più largo del 20 percento che restituisce bassi corposi e supporta tracce ad altissima fedeltà a 24-bit e 96kHz. La cancellazione attiva del rumore si adatta dinamicamente all'ambiente, ma la vera novità risiede nell'interazione spaziale: i sensori riconoscono i movimenti della testa.
Basta un cenno per rispondere a una chiamata o interrogare l'assistente vocale, senza dover mai sfiorare il dispositivo o estrarre il telefono dalla tasca. Le cuffie saranno disponibili dall'11 marzo: la versione aperta Buds4 arriva a 179 euro, mentre per il modello in-ear Buds4 Pro servono 249 euro.