L’AI ha progettato un motore spaziale: l'esperimento di Leap 71

Niente disegni manuali, solo codice e stampa 3D: i nuovi propulsori methalox di Leap 71 dimostrano come l'intelligenza artificiale possa riscrivere le regole della fisica aerospaziale.

di Redazione - 06/02/2026 12:28

Un software che non assiste solo un ingegnere, ma lo sostituisce interamente nella fase di design. La startup Leap 71 ha completato i test di accensione di due motori a razzo di classe orbitale generati in (totale) autonomia da Noyron, un modello di ingegneria computazionale. Non abbiamo più, quindi, il classico progettista che traccia linee su uno schermo: qui è il codice a definire direttamente la geometria del motore, basandosi solo sui requisiti fisici e sui dati prestazionali richiesti.

Per l'esperimento sono stati prodotti due propulsori methalox (metano e ossigeno liquido) da 20 kN, realizzati in una lega di rame, cromo e zirconio capace di resistere a temperature critiche. La produzione è stata affidata alla tedesca Aconity3D, che utilizza laser industriali per fondere polveri metalliche strato dopo strato. Si tratta di una tecnologia che permette di ricavare forme e canali di raffreddamento interni così complessi che sarebbe impossibile riprodurli con le tecniche di fonderia tradizionali.

Due architetture per un unico algoritmo

Per capire fin dove potesse spingersi l'algoritmo, Leap 71 ha scelto di non percorrere una via sicura, portando sul banco di prova due concetti opposti. Da una parte un classico motore con ugello a campana, dall'altra un aerospike a camera toroidale. Quest'ultimo è un vecchio sogno dell'ingegneria spaziale, storicamente messo da parte perché difficilissimo da raffreddare, eppure Noyron lo ha progettato in autonomia portandolo fino a 50 bar di pressione in camera di combustione. Se l'aerospike ha mostrato qualche limite dopo la prima accensione, il motore a campana ha superato tutti i test al primo colpo (e confermato quindi la solidità del calcolo computazionale).

La particolarità di questo approccio è che ogni test fisico funge da feedback per il modello digitale. Ogni dato raccolto su pressione e temperatura viene infatti reiniettato nel sistema, cosicché l'accensione del motore funga da aggiornamento software che affina la capacità predittiva di Noyron per le iterazioni successive. Un metodo del genere riduce (di molto) i tempi di sviluppo ed elimina i mesi di revisione manuale tra un prototipo e l'altro.

La sfida delle 20 tonnellate

La vera prova per la startup inizierà nel 2026, quando bisognerà aumentare la scala dei propulsori (Leap 71 punta a una versione da 200 kN, equivalente a circa 20 tonnellate di spinta). Salire di scala non significa semplicemente ingrandire un file, ma ricalcolare interamente le tolleranze termiche e strutturali di componenti che devono resistere a sollecitazioni immense senza l'intervento diretto di un progettista a rifinire le forme.