Al keynote di Honor al Mobile World Congress 2026 fa capolino uno smartphone che, anziché star fermo sul tavolo, inizia a muoversi, a girare la "testa" e a seguirti con lo sguardo. Lo avevamo già pregustato in un video teaser in computer graphic lanciato qualche mese fa, che aveva acceso gli animi e le mire espansionistiche della casa cinese. Lo vediamo ora in "carne ed ossa", impugnato dal suo numero uno, James Li, che parla senza troppi giri di parole: l'obiettivo non è più infarcire i chip di intelligenza artificiale, ma dare a questa intelligenza un corpo fisico. La cosiddetta physical AI, tormentone del CES di Las Vegas destinato a tracciare il cammino dell'innovazione da qui in avanti. Ma anche il nucleo fondante dell’Alpha Plan, l'ambiziosa strategia (annunciata un anno fa) con cui Honor vuole trasformare i nostri compagni tascabili in entità capaci di interagire con il mondo reale, unendo la fredda potenza di calcolo a una sorta di empatia meccanica. E non solo.
Il Robot Phone è protagonista
Il Robot Phone è il primo risultato di questa visione. Non chiamatelo prototipo, perché il produttore cinese lo vede come il capostipite di una nuova specie di dispositivi. Grazie a micromotori e a un sistema di stabilizzazione gimbal miniaturizzato, il telefono smette di essere un ricevitore passivo di comandi e diventa un attore che occupa lo spazio, capace di inquadrarti autonomamente o di rispondere ai tuoi gesti con movimenti quasi organici. Di questa piccola rivoluzione meccanica abbiamo parlato più nel dettaglio in un articolo dedicato.

Ancora più sottile: Magic V6
Ma oltre la robotica, Honor ha portato a Barcellona pane per i denti di chi cerca concretezza immediata. Il nuovo Magic V6 è, in poche parole, la risposta a chi ancora guarda ai pieghevoli con sospetto per via dell'autonomia e dell'ingombro. Con uno spessore di soli 8,75 mm da chiuso, sembra un miracolo che lì dentro ci sia spazio per una batteria da 6.660 mAh. Il segreto sta nella tecnologia al silicio-carbonio di quinta generazione che, con una densità energetica senza precedenti, permette di dimenticare il caricabatterie senza dover girare con un mattoncino in tasca.
Lo schermo interno da 7,95 pollici è un altro schiaffo al passato: la piega centrale è quasi sparita (ridotta del 44%) e la luminosità tocca vette da 6.000 nit, rendendo la consultazione sotto il sole di mezzogiorno un non-problema. Sotto la scocca spinge lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, una scelta che potrebbe rendere il V6 una piccola workstation portatile, capace di gestire multitasking pesanti senza scaldare grazie a un sistema di raffreddamento a camera di vapore decisamente evoluto.

MagicPad 4 e MagicBook Pro 14
La spinta verso la sottigliezza estrema ha contagiato anche il resto della famiglia. Il MagicPad 4 è un tablet OLED 3K che sfida le leggi della fisica con i suoi 4,8 mm di spessore, ma che non rinuncia a una vocazione "aperta": la presenza del Linux Lab permette infatti di far girare strumenti avanzati come l'assistente AI OpenClaw, ma è la fluidità cross-ecosistema a colpire. Honor ha lavorato per abbattere i muri tra piattaforme, permettendo al tablet di interagire senza soluzione di continuità con gli ambienti multipiattaforma, inclusi i dispositivi di Cupertino.
A chiudere il cerchio c'è il MagicBook Pro 14, che con i nuovi Intel Core Ultra Series 3 cerca di essere il compagno ideale per chi lavora con i contenuti. Non è solo una questione di prestazioni della batteria ai vertici della categoria: qui l'IA gestisce la potenza in tempo reale per garantire fluidità anche nei carichi creativi più pesanti. Anche sul laptop, l'integrazione intelligente con lo smartphone e il tablet crea un ambiente di lavoro unificato che non teme il confronto con i sistemi più chiusi e blasonati.
Per chi è già pronto a mettere mano al portafoglio, il MagicPad 4 sbarcherà in Italia il 2 marzo con un prezzo d'attacco di 599,90 euro (che sale a 649,90 euro se volete il pacchetto completo con tastiera e Pencil). Per il Magic V6 bisognerà invece pazientare fino alla seconda metà dell'anno.