Milano, quartiere Portello. Fuori dai padiglioni dell’Allianz MiCo il traffico scorre come in un normale giovedì lavorativo, se non fosse per il sole, insolito in un inverno cinereo come quello che sta (finalmente) per finire. Mentre le gare si infiammano nei palazzetti cittadini e sulla neve, si fa già un primo bilancio di Milano-Cortina 2026: più di un milione di biglietti staccati, arene sature al 95% e un indotto economico stimato che supera i 5 miliardi di euro.
Ma se lo spettacolo va in scena su un territorio vastissimo, trattandosi a tutti gli effetti della prima vera Olimpiade diffusa della storia, il suo centro di gravità è lontano dalle piste. Proprio nell'area dell'ex Fiera meneghina, in 25.000 metri quadrati di spazi blindati, si decide cosa mostreranno le TV di miliardi di persone negli ultimissimi giorni di competizioni. In realtà l'International Broadcast Centre (IBC) è una complessa macchina produttiva che lavora ininterrottamente a pieno regime dal giorno zero (e in fase di test e allestimento da mesi prima dell'accensione del braciere) per garantire la trasmissione in diretta di ogni singola gara, e non solo. Abbiamo avuto l'occasione di visitarlo su invito di Samsung, Worldwide Olympic Partner dei Giochi.

Una macchina fortissima
Per l’estrema dispersione territoriale delle sedi olimpiche, il Comitato Olimpico Internazionale ha preso la decisione inedita di rinunciare alla costruzione del tradizionale Mountain Media Centre (il polo tecnico costruito in alta quota per gestire le trasmissioni vicino alle gare alpine) e di centralizzare l'intera macchina televisiva a Milano.
Eppure l'ingranaggio è molto più ampio di quel che si pensi. Fuori da ogni palazzetto e a fondovalle di ogni pista sono parcheggiati i cosiddetti "OB Van", regie mobili alloggiate all'interno di tir da 13 metri, ognuna delle quali gestisce fino a 50 telecamere, acquisisce il segnale grezzo, lo ripulisce e lo invia in tempo reale tramite fibra ottica e cloud direttamente ai server dell'Allianz MiCo.
A ricevere e smistare questa mole di dati c'è una forza lavoro di 8.000 professionisti del broadcasting internazionale, aiutati da 650 studenti universitari. Operano sotto il coordinamento di OBS (Olympic Broadcasting Services), l'host broadcaster ufficiale creato direttamente dal Comitato Olimpico Internazionale nel 2001, incaricato di confezionare il "segnale neutro": in gergo significa immagini in alta definizione, super partes, che garantiscono a tutti i network internazionali (dalla Rai alla Nbc) lo stesso identico standard qualitativo. Si parla di 6.500 ore totali di materiale prodotto finora, di cui 900 in rigorosa diretta, pianificate da un quartier generale a Madrid dove 160 persone lavorano a questo ecosistema tecnico tutto l'anno.
L'intera infrastruttura tecnica delle Olimpiadi poggia su 810 sistemi di telecamere e 1.800 microfoni. Ma camminando tra i corridoi e le sale montaggio dell'IBC, è chiaro che a fare la differenza, più che l'hardware, sia la capacità di elaborazione dei dati. A dimostrazione di come anche la tecnologia applicata allo sport sia diventata pura analisi computazionale.

Tutta la tecnologia delle Olimpiadi
Quelli di quest'anno sono probabilmente i Giochi Olimpici più tecnologici di sempre. Nei tracciati da budello, come bob, slittino e skeleton, una novità introdotta è il sistema To Beat Line. Alla partenza, all'interno della start house, tre dispositivi laser 2D tracciano i millimetri e i centesimi della spinta. Un software proprietario incrocia questi dati di movimento e proietta una linea virtuale direttamente sul ghiaccio, mostrata in sovrimpressione nelle grafiche televisive per segnalare il distacco esatto tra l'atleta in pista e il leader della gara.
Nel pattinaggio di figura, l'analisi tecnica è interamente affidata all'intelligenza artificiale. Quattordici telecamere dedicate alimentano un sistema di computer vision e non solo inquadrano l'esercizio, ma ne scansionano anche la biomeccanica: il software calcola in frazioni di secondo l'esatto angolo delle lame al momento dello stacco, l'altezza dei salti, il tempo di volo (air time) e la separazione spaziale tra i partner nelle prove a coppie. Questi parametri, fino a ieri materia da post-produzione, vengono tradotti istantaneamente in grafiche e replay stroboscopici.
La potenza di calcolo dei server, poi, ha abbattuto i tempi tecnici. I replay a 360 gradi, che sfruttano modelli di IA per stimare la profondità dei pixel e unire i fotogrammi in una ricostruzione geometrica immersiva, vengono generati in appena cinque secondi. Nel curling, l'assoluta precisione è data da microchip fisici inseriti all'interno delle stone, che inviano le coordinate spaziali per la modellazione 3D in diretta. Sulle piste da discesa alpina, le riprese dinamiche sono state stravolte dall'impiego di droni FPV (First Person View) che volano a velocità estreme a pochi metri dagli sciatori (ma senza infastidirli) e sono pilotati quasi esclusivamente da ex atleti dotati di visori di realtà virtuale, gli unici a possedere la memoria "muscolare" e l'istinto necessari per anticipare le traiettorie in volo.

I broadcaster dell'IBC hanno poi a disposizione diversi strumenti per facilitare il lavoro, tra cui un motore di ricerca guidato dall'AI con cui selezionano in pochissimi passaggi le clip necessarie, una specie di enorme database che scandaglia e riordina milioni di video e di momenti pronti all'uso. C'è anche un piccolo cinema allestito dalle emittenti cinesi (e messo a disposizione di chiunque) per testare sul campo la trasmissione nativa in 8K.
Ma non è finita qui: dentro le mura dell'IBC si testano nuovi tool e tecnologie che OBS metterà a disposizione dei broadcaster nelle prossime edizioni dei Giochi.
Un hub circolare e modulare
L'IBC di Milano Cortina 2026, oltre a impressionare per l'altissimo grado di innovazione che racchiude, è anche circolare. L'intero centro è stato allestito in soli quattro mesi recuperando un complesso preesistente e utilizzando un design compatto che ha ridotto gli spazi operativi del 30% rispetto alle edizioni passate. Il 90% delle pareti divisorie modulari che formano i corridoi e le sale di regia è poi lo stesso utilizzato per i Giochi di Pechino e Parigi e tra due anni approderà a Los Angeles.