C’è stato un tempo (non troppo lontano) in cui la qualità di un paio di cuffiette era direttamente proporzionale alla loro capacità di cancellare il mondo esterno, chiudendoci in una bolla di silenzio. Poi il paradigma è cambiato, o meglio, si è sdoppiato. Da una parte c'è ancora cerca l'isolamento totale (la sottoscritta), dall'altra c'è anche chi ha bisogno di rimanere costantemente vigile. Huawei ci ha creduto per prima: quello che agli esordi con le FreeClip sembrava quasi un azzardo stilistico, con la versione 2 diventa una piccola certezza. Il design a "clip" ha dismesso i panni della novità estetica per diventare una soluzione che ora funziona. E che è apparsa anche anche nelle proposte della concorrenza (senza fare nomi: Motorola).
Il peso (piuma) della comodità
Il primo impatto con le FreeClip 2 è tattile ancor prima che uditivo. L'azienda ha lavorato di sottrazione, limando il peso fino a raggiungere i 5,1 grammi per auricolare. Sembra una differenza minima sulla carta rispetto al passato, ma sull'orecchio si traduce in una "sparizione" quasi istantanea. Il segreto risiede ancora una volta nel C-bridge, l'archetto che collega la sfera acustica (Acoustic Ball) al modulo batteria (Comfort Bean) posizionato dietro il padiglione.
La struttura interna in lega di nichel-titanio memory foam è stata rivestita con un silicone liquido più morbido del 25%, riducendo quella sensazione di "pinza" che talvolta affliggeva chi le indossava per molte ore. Durante i nostri test, la stabilità si è rivelata molto buona: che si tratti di correre per prendere la metro o di scuotere la testa, le cuffie restano ancorate senza premere sul canale uditivo. Un dettaglio non trascurabile è la certificazione IP57, un passo avanti rispetto alla IP54 precedente, che ora garantisce una resistenza reale anche a pioggia battente o sudore intenso.
Esteticamente, il brand ha deciso di giocare con le texture. Le varianti Blu e Bianca abbandonano la finitura lucida standard per abbracciare un effetto simil-denim al tatto, una scelta che riduce le impronte e strizza l'occhio al mondo del fashion, e che rende l'auricolare meno "gadget" e più accessorio.

Oltre i limiti dell'open-ear
Il vero tallone d'Achille delle cuffie aperte è sempre stato la resa delle basse frequenze. Senza il sigillo nel canale uditivo, i bassi tendono infatti a disperdersi. Huawei ha affrontato il problema di petto integrando un driver a doppia membrana da 10,8 mm che, secondo i dati tecnici, raddoppia la potenza delle basse frequenze rispetto alla generazione precedente. All'ascolto, il risultato è evidente: il suono ha un corpo che ci si aspetterebbe da una semi-in-ear, con una profondità notevole per questa categoria.
Non siamo ancora ai livelli di pressione sonora di una in-ear, sia chiaro, ma il sistema a onde sonore inverse lavora bene per dirigere l'audio esclusivamente verso il timpano, andando a ridurre al minimo il sound leakage. Sì, vi anticipo: possiamo ascoltare la nostra playlist preferita a volume medio in un ufficio silenzioso senza che il collega accanto senta praticamente nulla.
L'intelligenza artificiale gioca qui un ruolo cruciale nell'uso quotidiano. Il nuovo processore NPU, con una potenza di calcolo decuplicata, gestisce il volume adattivo: ciò significa che le cuffie leggono il rumore ambientale e regolano automaticamente l'intensità del suono. Funziona? Sì, ed è particolarmente utile quando si passa, ad esempio, dal silenzio di casa al caos del traffico cittadino senza dover mettere mano allo smartphone. Anche in chiamata la soppressione del rumore (affidata a tre microfoni e a un algoritmo VPU+DNN) riesce a isolare la voce anche in presenza di vento forte, un nemico storico di questo form factor.
Chiude il cerchio un'autonomia che non desta preoccupazioni: fino a 38 ore (realistiche) complessive utilizzando la custodia di ricarica, con il singolo auricolare che regge circa 9 ore continuative. E se si ha fretta, dieci minuti nella custodia regalano tre ore di riproduzione.
I compromessi (necessari)
Non è chiaramente tutto perfetto. Bisogna essere onesti: la natura open-ear porta con sé limiti fisici invalicabili. Se cerchiamo il silenzio assoluto per concentrarci in un open space o per dormire in aereo, le FreeClip 2 non fanno al caso nostro. Qui non c'è cancellazione attiva del rumore (ANC) che tenga: i suoni esterni entrano, punto. Il volume adattivo aiuta a non far "disperdere" la musica, ma non cancella i rumori intrusivi dell'ambiente che ci circonda (vedi alla voce: pianti disperati dei bimbi).
Inoltre, per quanto i bassi siano stati dopati, la "botta" fisica e l'immersività totale di una in-ear sigillata restano ovviamente un miraggio per questioni di fisica acustica. Infine, il prezzo: 199 euro le posizionano nella fascia alta del mercato, e costringono l'utente a chiedersi se stia cercando una cuffia primaria tuttofare o un (costoso) secondo dispositivo dedicato al comfort e, magari, allo sport.
La resa dei conti
Quindi no, le FreeClip 2 non sono cuffie per tutti, e va bene così. Se la priorità è zittire il mondo o cercare una miglior resa audiofila, meglio guardare altrove (e magari risparmiare qualcosa). Ma per chi passa la giornata tra chiamate, ufficio, sport e odia avere i gommini nelle orecchie, queste sono probabilmente tra le migliori compagne che si possano acquistare oggi. Costose, sì, ma abbastanza uniche nel loro genere.