La miniera più smart del pianeta funziona a −48°C e non ha bisogno di autisti

Huawei e XCMG hanno impiegato 5 anni per sviluppare un camion senza cabina che lavora meglio degli umani: i numeri sono impressionanti, il paradosso anche

di Redazione - 19/03/2026 07:40

Mongolia Interna, la terra dove le temperature crollano a −48°C e le tempeste di sabbia cancellano l'orizzonte. Qui si trova la miniera di Yimin, la seconda più grande della Cina a cielo aperto, con una capacità di 35 milioni di tonnellate di carbone all'anno. Un luogo ostile, dove fino a poco tempo fa 1.200 autisti si alternavano su 300 camion diesel per tenere la produzione attiva 24 ore su 24. Un mestiere pesante, pericoloso e sempre più difficile da riempire con nuove leve.

Un camion senza volante

Poi è arrivata un'idea diversa. In cinque anni di sviluppo congiunto, Huawei e XCMG hanno progettato un camion che non ha nemmeno il volante. Al posto della cabina c'è una batteria al litio-ferro-fosfato da 568 kWh — quasi cinque volte quella di una berlina elettrica — che si sostituisce in automatico in circa cinque minuti quando si scarica, con un tasso di riuscita superiore al 98%. Ogni mezzo trasporta 90 tonnellate e comunica con il cloud tramite una rete 5G-Advanced dedicata: 500 Mbps in uplink, 20 millisecondi di latenza, mappe aggiornate in tempo reale per ottimizzare ogni percorso.

Meglio degli esseri umani?

A maggio 2025 ne sono entrati in funzione 100. Da allora hanno macinato migliaia di ore operative e spostato milioni di tonnellate di materiale. A quasi un anno di distanza, i risultati sono chiari: i camion autonomi raggiungono il 120% della produttività dei mezzi guidati dagli umani. Circa 350 lavoratori sono stati ricollocati in altre mansioni, lontano da polvere, gelo e rischi. L'intera flotta è alimentata a energia solare ed elimina ogni anno circa 15.000 tonnellate di diesel e 48.000 tonnellate di CO₂.

Il cortocircuito

Ma ecco il paradosso. Tutta questa tecnologia — elettrica, autonoma, a impatto zero — serve a estrarre carbone. Stiamo parlando del combustibile fossile per eccellenza, quello che la transizione energetica dovrebbe lasciarsi alle spalle. Il piano è triplicare la flotta a 300 mezzi entro il 2028, e Huawei punta già a esportare il modello in Africa e America Latina. La Cina, che produce oltre il 50% del carbone mondiale, prevede di avere 10.000 camion minerari autonomi entro il 2026.

E quindi la domanda resta aperta: rendere l'estrazione di carbone più sicura, economica e pulita accelera davvero la transizione energetica, o la rallenta rendendola meno urgente? È forse il cortocircuito tecnologico più interessante del momento. E merita attenzione.