La prima cosa che ti rimane impressa, dal vivo, è la plancia: un unico pannello da oltre 26 pollici, in 5K, largo quanto basta per cambiare la percezione dell’abitacolo. Nel nostro primo contatto con la Mazda CX-6e non era ancora “toccabile” (setup non definitivo), ma l’idea è chiara: gran parte dei comandi passa da lì, con una logica sdoppiata e personalizzabile, pensata anche per il passeggero.
Mazda abbina al maxi schermo un head-up display più esteso del solito, che diventa centrale per le informazioni di guida, più controllo gestuale e comandi vocali multilingue. È un cambio di passo netto per un marchio che, fin qui, aveva quasi sempre preferito cockpit più “analogici” e fisici e alza ancora l'asticella dopo l'ottima Mazda 6e.
Sotto la pelle: numeri concreti, non da brochure
La base tecnica, almeno per l’Europa, è più lineare di quanto ci si aspetterebbe guardando l’estetica: un solo motore posteriore da 190 kW (258 CV) e 290 Nm, batteria LFP da 78 kWh, autonomia dichiarata fino a 484 km (ciclo WLTP). La ricarica rapida in DC arriva a 195 kW e Mazda parla di un 10–80% in 24 minuti; in AC si scende sui canonici 11 kW trifase.
Qui il collegamento con la Mazda 6e è immediato: noi l’abbiamo provata e ci è piaciuta proprio per l’equilibrio generale. La CX-6e sembra voler prendere quella ricetta e metterla su un corpo SUV più “generoso”, con un lavoro evidente su aerodinamica e dettagli (prese d’aria integrate, profilo pulito, proporzioni tese).

Il prezzo che sposta la conversazione
Il punto, però, è quanto costa. In Italia la CX-6e parte da 46.750 euro “chiavi in mano” da configuratore Mazda. Sopra c’è la Takumi Plus, quella che abbiamo visto, con contenuti più ricchi e dettagli come gli specchietti digitali (compreso quello retrovisore, che è ibrido).
Arriverà nell’estate 2026. E se su strada manterrà la coerenza della "6e", qui la partita non è “solo” sul design: è sul rapporto tra dotazione, tecnologia e prezzo, in un segmento dove di solito si spende di più per avere meno.