Mettere fianco a fianco i dati energetici di Cina e Italia nel 2025 può sembrare un confronto forzato solo finché non si guarda alle quantità in gioco. È proprio la sproporzione a rendere il paragone utile, perché permette di leggere con chiarezza due sistemi che operano su scale completamente diverse.
In Italia il fabbisogno elettrico si è attestato a 311,3 terawattora, un valore sostanzialmente stabile che conferma una domanda ormai matura. Le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,2 per cento dei consumi, sostenute da 7,2 gigawatt di nuova potenza installata nel corso dell’anno, quasi interamente fotovoltaica. Un risultato solido, coerente con un sistema che non cresce più in volume e che lavora sull’efficienza e sulla progressiva sostituzione delle fonti tradizionali.

Quando entrano in gioco le dimensioni reali
Benissimo, lo sguardo cambia però radicalmente spostandosi verso la Cina. Nel solo primo semestre del 2025, infatti, Pechino ha collegato alla rete 290 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, una quantità che supera di decine di volte l’installato annuale italiano. La dimensione reale emerge però guardando alla produzione: nei dodici mesi chiusi a giugno 2025, solare ed eolico hanno generato 2.073 terawattora e, solo con le rinnovabili, la Cina produce ormai quasi sette volte l’elettricità necessaria a coprire l’intero fabbisogno italiano.
Europa e Cina, due traiettorie diverse
Il confronto con l’Europa è sensato perché aiuta a inquadrare ulteriormente la distanza. Nel 2025, secondo i dati Ember, eolico e solare hanno superato per la prima volta la produzione complessiva delle fonti fossili, arrivando al 30 per cento del mix elettrico continentale, contro il 29 per cento di carbone, gas e petrolio. Il solo solare ha segnato un massimo storico con 369 terawattora prodotti. È il risultato di un sistema caratterizzato da una domanda stabile, dove ogni nuova installazione rinnovabile entra direttamente in competizione con le fonti fossili esistenti, riducendone il peso.
La Cina, invece, si muove su un piano diverso. La crescita della domanda elettrica continua ad assorbire nuova capacità senza che questo comporti una riduzione immediata delle fonti tradizionali. Gli oltre duemila terawattora prodotti da sole e vento superano di gran lunga l’intera produzione rinnovabile europea, ma vengono inseriti in un sistema che continua ad espandersi per sostenere industria, urbanizzazione e consumi interni.
Il ruolo del carbone nella stabilità di rete
E il ruolo del carbone? L’enorme quantità di energia intermittente immessa nella rete cinese richiede una capacità di stabilizzazione immediata. In assenza di sistemi di accumulo e infrastrutture di trasmissione già dimensionati su questa scala, la continuità del servizio diventa un elemento critico. Ecco perché le nuove centrali a carbone rispondono a questa esigenza operativa, garantendo una riserva pronta a intervenire quando la produzione solare ed eolica cala, mentre il sistema di rete e lo stoccaggio crescono di pari passo.
Stabilità e pressione energetica
Ad emergere è quindi un quadro fatto di priorità diverse. L’Italia del 2025 racconta di un sistema stabile, con consumi fermi e una transizione che procede per affinamento progressivo del mix. La Cina mostra invece una traiettoria di espansione continua, dove la sicurezza energetica e la capacità di sostenere la crescita industriale restano centrali. I numeri, messi uno accanto all’altro, non servono a stabilire gerarchie, ma a rendere evidente quanto diversa sia la pressione energetica a cui questi sistemi sono sottoposti.