L'AI non è solo energivora: così i Data Center di Microsoft stanno stabilizzando la rete elettrica in Europa

Con 40 GW di energia pulita contrattualizzati a livello globale, Microsoft lancia la sfida per sostenere il boom dell'Intelligenza Artificiale

di Gabriele Arestivo - 19/02/2026 16:30

Il vento gelido sul tetto del Data Center "DUB06" non riesce a coprire il ronzio costante che proviene dal basso. Siamo alla periferia di Dublino, in quello che fu il primo data center costruito da Microsoft fuori dagli Stati Uniti. Oggi, questo campus non è solo un magazzino di dati: è l'epicentro di una trasformazione industriale, dove la fame insaziabile dell'Intelligenza Artificiale si scontra con i limiti fisici della rete elettrica.

Siamo entrati nelle "stanze dei bottoni" di Microsoft per capire come l'azienda intenda mantenere la promessa fatta al mondo: diventare "Carbon Negative" entro il 2030, pur continuando a costruire infrastrutture per l'AI a un ritmo frenetico. La risposta, come abbiamo scoperto tra corridoi di server e enormi generatori, è complessa e passa per un annuncio storico rilasciato proprio mentre eravamo tra queste mura.

Il traguardo del 100% (e cosa significa davvero)

Il 18 febbraio 2026 è una data spartiacque.Microsoft ha annunciato di aver raggiunto il 100% di copertura dei consumi elettrici globali con energie rinnovabili. I numeri in gioco sono impressionanti: l'azienda ha svelato di aver contrattualizzato 40 Gigawatt (GW) di energia pulita in tutto il mondo. Per dare un'idea di scala, stiamo parlando di una capacità sufficiente ad alimentare circa 10 milioni di abitazioni.

Tuttavia, bisogna leggere i numeri con attenzione. Di questi 40 GW firmati sulla carta, "solo" 19 GW sono attualmente attivi e immettono elettroni nella rete. Gli altri arriveranno nei prossimi cinque anni. È il segnale di un'azienda che sta comprando il futuro dell'energia prima ancora che venga costruito, agendo da "Anchor Tenant" (inquilino àncora, letteralmente) per rendere bancabili progetti eolici e solari che altrimenti non vedrebbero mai la luce .

Da consumatori passivi a "ammortizzatori" della rete

La vera sorpresa della visita a Dublino, però, non è stata vedere quanti Megawatt consumano questi edifici, ma scoprire come li gestiscono. In un mondo che teme i blackout causati dall'AI, i data center si stanno evolvendo in quella che il report di Baringa definisce "architettura attiva".

Il sistema non si limita infatti a consumare solo energia. Abbiamo visto in azione i gruppi di continuità (UPS) "grid-interactive". Queste enormi batterie non servono solo a tenere accesi i server se salta la luce; oggi dialogano costantemente con la rete nazionale irlandese. Se la frequenza della rete oscilla (magari perché il vento cala improvvisamente e le turbine eoliche rallentano), le batterie del data center intervengono in millisecondi per stabilizzare il flusso.

"Succede circa 60 volte l'anno qui a Dublino", ci ha raccontato Melanie Nakagawa, Chief Sustainability Officer Microsoft. È un cambio di paradigma: il data center diventa così un ammortizzatore per la rete elettrica nazionale, un servizio essenziale per un paese come l'Irlanda che punta ad avere l'80% di rinnovabili nel mix energetico entro il 2030. E per i casi di emergenza estrema? I vecchi generatori diesel sono spariti, sostituiti da modelli alimentati a HVO (olio vegetale idrotrattato) che abbattono le emissioni del 90%.

La sfida termica dell'AI: dalle farfalle ai chip

Se l'energia è il carburante, il calore è il nemico. L'addestramento dei modelli AI richiede una densità di calcolo che i vecchi server non possono sostenere. A Dublino, abbiamo visto sale server mantenute a basse temperature grazie anche all'utilizzo dell'aria fredda proveniente dall'esterno. Un vantaggio geografico per questa zona che, per il 99% dell'anno, non supera la soglia critica dei 29,5°C e sfrutta l'acqua piovana che raccoglie nel corso dell'anno.

Ma per il futuro, l'aria non basterà. Durante la nostra chiacchierata con Melanie Nakagawa, è emerso un dettaglio affascinante sulla "biomimetica". Per raffreddare i nuovi chip per l'AI, che scaldano molto più delle CPU tradizionali, Microsoft sta sperimentando sistemi di microfluidica. Utilizzando l'AI stessa per progettare i canali di raffreddamento direttamente sul silicio, hanno scoperto che la forma più efficiente non è una griglia geometrica, ma una struttura irregolare che imita le nervature delle foglie o le ali delle farfalle. È l'AI che ridisegna la natura per permettere a se stessa di sopravvivere.

La sala di controllo della "DUB06"

La situazione in Italia: tanti contratti, ancora pochi impianti

Uscendo dall'Irlanda e guardando all'Italia, la mappa globale degli investimenti Microsoft svela un divario significativo che merita una riflessione. I documenti mostrano che nel nostro Paese l'azienda ha contrattualizzato oltre 1.2 GW di energia rinnovabile, ma attualmente solo 65 MW sono attivi.

Il divario tra "firmato" e "funzionante" è enorme. Non è mancanza di volontà, ma lo specchio del "permitting gap", il collo di bottiglia burocratico che rallenta la transizione energetica italiana. L'annuncio recente della partnership con Enfinity Global per ulteriori 366 MW di solare in Italia (Lazio, Emilia-Romagna, Basilicata) è un segnale forte: i capitali ci sono, i contratti anche. La sfida ora è accelerare con le attivazioni.

Il Data Center come vicino di casa

C'è infine l'aspetto sociale. A Dublino, nel quartiere di Tallaght, il calore di scarto dei server non viene disperso nell'atmosfera ma recuperato per riscaldare case e ospedali vicini. È un modello di "economia circolare del calore" che trasforma uno scarto in risorsa.

La narrazione sta cambiando. Fino a ieri, il data center era visto solo come un mostro energivoro, un "bad neighbor". La visita a Dublino racconta una storia diversa: quella di un'infrastruttura critica che, se progettata con intelligenza, può finanziare la transizione verde, stabilizzare la rete e persino scaldare le nostre case. La domanda non è più "quanta energia consuma l'AI?", ma "come possiamo integrare questa domanda nella nostra architettura nazionale?".

Microsoft ha lanciato la sfida con i suoi 40 GW.Ora sta ai governi e alle reti nazionali tenere il passo, perché l'era dell'elettricità digitale non aspetta nessuno.